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Gatti in condomino, le regole

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15-07-2020

La presenza dei gatti negli edifici condominiali è stata formalmente legittimata con la Riforma del Condominio, realizzata con la legge n. 220/2012.

La norma di riferimento che ammette la presenza dei gatti e degli altri animali domestici all'interno dei condomini è l'art. 1138 del codice civile, a cui è stato aggiunto il seguente comma: "Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici."

Molto più di una regola introdotta per legalizzare la presenza degli animali domestici in condominio. Dal tenore della disposizione emerge infatti il divieto di "vietare" ai condomini il possesso o la detenzione di animali domestici, gatti compresi quindi.

Il fatto che il legislatore abbia compreso l'importanza degli animali da affezione e ne abbia consentito la presenza nei condomini è molto importante. Questo tuttavia non significa che il proprietario di un animale da compagnia che abita in un condominio possa fare ciò che vuole.

Come richiesto dalle regole della civile convivenza infatti il condomino che possiede un gatto è tenuto al rispetto di tutte quelle disposizioni finalizzate a contemperare i diritti di tutti.

Gatti e spazi comuni del condominio

Il gatto è un animale sociale molto indipendente, che ama muoversi, cacciare, sonnecchiare nei posti più strani e prendere il cibo da chi glielo offre. Chi ama i gatti sa quanto sono socievoli e meravigliosi questi animali. Non tutti però hanno simpatia per loro. Come comportarsi allora se si possiede un gatto e si vive in un condominio?

Chi possiede un gatto sa quanto sia difficile anche solo pensare di poterlo"gestire". La sua natura libera e indipendente ne ostacola il controllo. Al gatto deve essere consentito di entrare e uscire dall'appartamento del proprietario, per cui non gli si può vietare di passare nelle aree comuni del condominio.

Naturalmente è necessario usare un po' di buon senso. L'art. 1102 c.c. riconosce infatti a ciascuno il diritto di servirsi della cosa comune a condizione che non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di utilizzarla.

Uso che in un condominio deve essere improntato necessariamente al principio di solidarietà.

Al gatto quindi deve essere permesso di muoversi liberamente negli spazi comuni, nel rispetto degli altri condomini.

Gatti e uso del cortile condominiale

Uso della cosa comune su cui si è espressa la Cassazione (sentenza n. 12262/2002) proprio a proposito della presenza dei gatti in condominio.

Con la pronuncia suddetta gli Ermellini hanno chiarito che è legittima l'installazione di casette e ripari per questi animali in piccole porzioni del cortile condominiale, se per le dimensioni del manufatto o per altre ragioni, gli altri condomini non subiscono alcuna compressione del loro diritto di godimento dello spazio comune.

Gatti randagi in condominio

Per quanto riguarda i gatti randagi e il diritto del singolo condomino di dare loro da mangiare nelle aree condominiali, la situazione, dal punto di vista disciplinare, si presenta più complessa rispetto alla precedente.

In questo caso non si deve tenere conto solo della norma che regolamenta l'uso della cosa comune, ma anche delle disposizioni della legge n. 281/1991, che promuove e disciplina la tutela degli animali da affezione, vietandone l'abbandono e il compimento di atti di crudeltà in loro danno.

Il comma 7 dell'art. 2 della legge n. 281/1991 , in particolare, riconosce le colonie feline, ossia gruppi formati da almeno due gatti che vivono in completa libertà e frequentano abitualmente gli stessi luoghi.

Cosa succede quindi se il posto prescelto dai gatti in libertà è un condominio e qualcuno dei suoi abitanti da loro da mangiare? In questo caso a tutelare il condomino c'è la norma che sancisce il divieto di spostare le colonie feline .

Con un certo spirito di rassegnazione quindi i condomini in disaccordo sono costretti ad accettare la situazione.

Da parte sua naturalmente il condomino che "adotta" i gatti randagi della zona può dare loro da mangiare, sempre nel rispetto degli altri condomini.

E' suo dovere difatti pulire gli spazi che vengono sporcati dai suoi amici, lasciare le ciotole del cibo e dell'acqua per un tempo limitato al mattino e alla sera e adoperarsi affinché i felini non rechino molestia o disturbo a chi deve entrare e uscire dal condominio.

Si può vietare la presenza dei gatti nel condominio?

Abbiamo visto che in virtù della riforma del condominio del 2012 non è possibile vietare la presenza degli animali da affezione nei condomini. In molti però si chiedono se non esiste un escamotage per aggirare questa regola.

La risposta a questa domanda ce la fornisce la recente sentenza n. 142/2020 del Tribunale di Piacenza, che ha accolto le istanze avanzate dai condomini contrari alla presenza di due cani di grossa taglia di proprietà di uno dei condomini, perché una precisa clausola contrattuale del regolamento di condominio vietava la detenzione di qualsiasi tipo di animale negli appartamenti dei singoli.

Per il giudicante, quanto sancito dal comma 5 dell'art. 1338 c.c. vale solo se, a vietare la presenza di animali in condominio, è un regolamento assembleare. Del resto la stessa formulazione della norma non contiene il termine rafforzativo "in ogni caso" riferito all'impossibilità del regolamento di vietare il possesso o la detenzione di animali all'interno del condominio.

Per il giudicante, il fatto che negli anni si siano succedute diverse norme finalizzate a tutelare gli animali da affezione non rileva nel caso di specie, in quanto deve considerarsi prevalente l'autonomia decisionale dei condomini.

Come sancito dalla Cassazione n. 21307/2016 infatti è possibile vietare la presenza di animali in condominio solo se questo divieto è previsto da un regolamento contrattuale approvato all'unanimità.

 



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